LA BORRAGINE

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La borragine

Già usata dagli antichi Romani come antidoto per la tristezza, per preparare insalate disintossicanti e diuretiche e per “rendere coraggioso chi la mangiava”, la borragine fritta, nel leccese, rappresenta una delle nove pietanze tradizionali.

I suoi usi però non sono strettamente culinari. In passato, i pittori usavano i petali dei suoi fiori per preparare un colore azzurro intenso, con cui dipingevano il manto della Madonna.

È anche considerata un’ottima nettarifera, una fonte essenziale di nutrimento per le api tanto da essere definita “il pane delle api”, conferendo al miele un gradevole aroma fiorato.

È ricca di potassio, calcio, magnesio, ferro e selenio e ha un buon contenuto di vitamina A e C, sostanze che non subiscono variazioni con la bollitura.

Alla stessa stregua del maiale, della borragine non si butta via niente. Fate attenzione però all’età della pianta: di quelle giovani si può utilizzare tutto, di quelle adulte, generalmente più spinose, selezionate solo gli steli e le foglie tenere.

Nelle aree meridionali fiorisce da marzo a giugno, nei terreni incolti, aridi, assolati, quindi guardatevi intorno, tra i mattoni assolati dei muretti a secco, sulle sponde dei canali o sui ruderi abbandonati, potreste fare piacevoli incontri. Munitevi di guanti e sacchetto e portate a tavola la vostra borragine.

Potete usare le foglie crude, tagliate a strisce, per arricchire insalate o formaggi cremosi, mentre quelle cotte per insaporire zuppe, paté e minestroni.

Per quanto riguarda i fiori invece, quelli in boccio si è soliti metterli sotto aceto, seguendo lo stesso procedimento dei capperi, quelli aperti potete usarli per dare un tocco di colore a paste asciutte o risotti.

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